WINTER KABIN ON MOUNT KANIN

Questa estate ho scelto di concentrarmi maggiormente su brevi esperienze in montagna piuttosto che un lungo viaggio lontano. Ad agosto avendo un pò di ferie ho chiesto a Rachele se volesse andare da qualche parte. Le opzioni erano Svizzera, qualche posto di mare oppure un giro di alcuni bivacchi sloveni. Non so se per farmi felice o perché davvero lo volesse ma la scelta cadde sulla Slovenia.

L’idea dei bivacchi sloveni nacque un paio di anni fa dopo aver visto le fotografie di Alex Strohl.  Fummo affascinati da quelle forme geometriche in mezzo a quei paesaggi rocciosi. Trovare le informazioni sui bivacchi è stato abbastanza difficile. Nessuna traccia GPS né tanto meno informazioni sull’effettiva apertura estiva. La maggior parte dei siti che ne parlavano erano in sloveno e pure con Google Translator era difficile capirne il significato.

Per fortuna Rachele trovò un blog di una ragazza italiana che era stata al bivacco sul monte Kanin, la prima tappa del nostro viaggio. Da li partimmo a raccogliere le informazioni.

Winter kabin all’alba

Il primo problema è stato capire se servissero delle chiavi per accedervi. Poco distante dal bivacco c’è un rifugio e su vari siti era riportato che l’apertura estiva precludeva l’accesso al bivacco (che si chiama Winter Kabin). Il gestore del bivacco non si è mai dimostrato molto disponibile a risponderci sul numero indicato sui vari siti, così abbiamo scelto di andare e chiedere.

Bene, partiamo. Partiamo tardi in realtà perché la mamma mi dice che è meglio partire la mattina e non la sera prima, e la mamma ha sempre ragione.

Peccato però che troviamo subito incidenti e code in autostrada. Raggiungiamo Bovec, il paese da cui parte l’ovovia per il primo bivacco, solo alle 15.30, con 3 ore di ritardo sulla tabella di marcia.

L’ovovia che portava in quota aveva l’ultima salita alle 14 quindi too late. Decidiamo di prenderla con filosofia e riposarci per salire il giorno dopo. Guardiamo il meteo e capiamo che non sarà così: pioggia tutto il giorno. La riprendiamo con filosofia e decidiamo di andare a Kranjska Gora e metterci in ammollo in qualche piscina con spa. Il giorno dopo ancora sarebbe stato sereno e quindi era solo questione di aspettare. La notte la passiamo in van in una piazzola che da sul lago del Predil, al confine tra Italia e Slovenia.

predil lake bluehour

Lago del Predil, dove abbiamo campeggiato la prima notte

Arriva il fatidico giorno e ci riportiamo a Bovec per la partenza. Passiamo la mattina a comprare cibo e preparare i panini per la gita. Prima di pranzo ci portiamo alla partenza dell’ovovia ma da lontano vedo un foglio stampato sulla biglietteria e nessuna persona in coda.

CLOSED DUE TO WIND

Panico. Chiediamo e ci viene detto che anche se il vento si fosse calmato l’ovovia sarebbe rimasta chiusa per quel giorno. Siamo fregati. 3 giorni buttati per tentare di salire. Guardiamo la cartina per capire se fosse fattibile farsela tutta a piedi ma le distanze sembrano enormi e rinunciamo.

Rachele ha il colpo di genio: dalla cartina si vede che l’altro versante italiano ha degli impianti di risalita e piste da sci collegate con la parte slovena. Decidiamo di tentare il tutto per tutto prendendo l’ovovia da Sella Nevea per portarci in quota e aggirare la vetta camminando sulle piste. Così facciamo e dopo 3 ore e mezza di cammino attraverso paesaggi lunari arriviamo al bivacco del monte Kanin. Il traguardo raggiunto dopo tante difficoltà, qualunque esso sia, è sempre una sensazione impagabile. Un’attenzione particolare va data al paesaggio che ho definito lunare. Il territorio è formato da una roccia bianca con spaccature anche molto profonde che entrano nel terreno. Camminare richiede ovviamente attenzione perché una caduta dentro quelle fessure potrebbe essere molto pericolosa. Dall’arrivo dell’ovovia di Bovec esistono due percorsi per arrivare al bivacco, noi abbiamo scelto il più lungo ma con meno difficoltà. Non è richiesta nessuna attrezzatura specifica in entrambi i casi ma sono presenti corde fisse in acciaio per i tratti più esposti.

Al nostro arrivo siamo incredibilmente soli, complice il fatto che la salita classica da Bovec fosse chiusa. Esploriamo la curiosa struttura dentro e fuori.
Dentro le ampie vetrate danno un’ incredibile vista sulla valle di Bovec, direttamente dal letto. Il rivestimento è tutto in legno e sulla parete sinistra dei tasselli di legno permettono di arrampicarsi al secondo e al terzo piano. In totale si può dormire comodamente in 9 persone ma in caso di necessità ci si può stringere in 12, senza considerare il pavimento. Ci sono materassini molto comodi e coperte. Noi avevamo comunque il nostro sacco a pelo.

Fuori la struttura appare in bilico sulle rocce, tenuta solo da sottili cavi d’acciaio che la ancorano come le ragnatele fanno con la loro preda.

Qualche decina di minuti dopo arriveranno tre giovani alpinisti italiani, anche loro partiti da Sella Nevea avendo trovato chiusi gli impianti sloveni.

Finito il debole tramonto ci mettiamo a letto per aspettare la notte e la luna.

Usciamo verso le 10 di sera, cercando di fare il meno rumore possibile per non disturbare i tre alpinisti.

Siccome non c’è nessuna luce fissa dentro il bivacco accendiamo una lampada portatile per illuminare gli interni.

Fuori un vento gelido, ma come succede sempre lo scenario pazzesco mi manda in una sorta di trance e non me lo fa percepire.

Rimaniamo fuori un’ora e mezza a scattare, anche dopo che la lampada portatile si è scaricata. Spegnendosi la luce le vetrate riflettono la luce della luna piena, creando un effetto specchio davvero fantastico.

Torno a dormire dopo le 23, pronto per svegliarmi qualche ora dopo per l’alba.

Apro gli occhi prima che suoni la sveglia, mi godo la lenta transizione che porta dalla notte blu all’alba rosata.

Come la sera prima mi vesto cercando di fare il meno rumore possibile, per quanto mettersi 3 strati di vestiti e preparare lo zaino consenta di essere silenziosi.

Esco e inizio a fare qualche foto e qualche panoramica. Alla fine non convinto dalle condizioni decido di alzare il drone e fare qualche fotografia aerea.

Una veloce colazione con un panino alla marmellata e un pò di acqua e Polase e siamo pronti per scendere nuovamente. Arriviamo tre ore dopo al rifugio Celso Gilberti di Sella Nevea e ci concediamo una vera colazione con torta e cappuccino. Dio solo sa quanto è buona una colazione così in montagna, stando fuori in terrazza col sole che riscalda la pelle.