SCOZIA

Io e Claudio ci siamo conosciuti nel 2016 durante un corso di lavoro di 9 mesi. Le nostre strade si sono poi divise. Io a Cuneo, lui a Roma.

Ci siamo subito trovati come tipo di persone, entrambi un pò “orsi” e taciturni. Nell’estate del 2016 facemmo un viaggio insieme ad altri colleghi in Cina ma in mente c’era già un viaggio in nord Europa.

Sapete come succede, si sogna di fare qualcosa e poi rimangono solo le parole.

Ma Claudio ogni 2/3 mesi mi scriveva: “Boffe dobbiamo organizzare per la Scozia”. Io per un pò ho divagato, soprattutto perché avevo appena iniziato a vivere da solo e dovevo ancora settare la mia vita, soprattutto quella economica essendo abituato fino ad allora a vivere con i miei e a non avere spese fisse.

A Dicembre 2018 creiamo il gruppo WhatsApp “Scozia” e a fine Marzo 2019 prendiamo il volo per 10 giorni, a fine Maggio.

L’11 Maggio mando un vocale a Claudio: “Cla non volevo disturbarti ieri che era il tuo compleanno ma siamo nella merda più totale. Ho guardato gli hotel e non c’è nulla di libero in tutta la Scozia a meno di 400€ a notte.”

La nostra idea infatti era andare all’avventura e cercare la un posto dove dormire, ma volendo essere un pò più sicuro ho voluto controllare su Booking una settimana prima se ci fosse tanta disponibilità. E non c’era.

Per fortuna in seguito, con Air BnB, siamo riusciti a rimediare qualcosa. L’idea di fare 10 giorni in tenda sotto la pioggia non mi allettava troppo.

Bene, partiamo il 17 Maggio ognuno da posti diversi e ci troviamo la. Andiamo a ritirare la nostra macchina a noleggio, una Fiat 500 rossa. Piccola parentesi: ho prenotato la macchina con cancellazione gratuita un mese prima su RentalCars e l’ultima settimana tenendo controllati i prezzi ho visto che scendevano costantemente, così davo disdetta e riprenotavo. Alla fine abbiamo speso 13€ a testa per 8 giorni, non male vero? Anche avendo chilometri limitati e avendo dovuto pagare un extra alla fine del viaggio abbiamo speso almeno 100 € a testa in meno rispetto alla versione con chilometri illimitati e tenendo conto che abbiamo girato tutta la Scozia con una media di 200/300 km al giorno. Un altro consiglio: quando pagate poco la possibilità di brutte sorprese alla riconsegna del veicolo sono alte. Io mi sono affidato a un’assicurazione specifica che con circa 40 euro copre un anno intero sulle auto a noleggio, in Europa o nel mondo (a seconda della tariffa). Insurance4carhire.com è uno di quelli. Se succede qualcosa voi pagate e loro rimborsano.

Il primo approccio con la guida a sinistra è stato abbastanza tragico. L’uscita dall’aeroporto è stata condita da inchiodate improvvise e strade imboccate in contromano. Piano piano ci siamo settati sulla nuova posizione e, dopo aver passato la prima notte a Edinburgo, ci siamo diretti a Fort Williams, accompagnati da un cielo cupo con pioggia a intermittenza che non ci hanno quasi mai abbandonato per tutti i nove giorni.

Dopo aver visto due o tre posti (tra cui il castello dove è stato girato l’episodio pilota di Game of Thrones) arriviamo a Fort Williams, una piccola cittadina portuale nella parte Ovest. La mattina dopo ci svegliamo presto per il viadotto Glennfinnan, dove passa il treno reso famoso dal secondo film di Harry Potter.

Passando per il castello Eilean Donan ci dirigiamo verso l’isola di Skye, luogo selvaggio e misterioso, famosissimo tra i fotografi. Ci sono quattro luoghi che volevo assolutamente vedere. Fairy Pools, Neist Point, Quiraing e The Storr. Sebbene questo non fosse un viaggio esclusivamente fotografico questi erano luoghi che mi interessava vedere e fotografare. Un viaggio fotografico per come lo intendo io è un viaggio interamente dedicato alla fotografia dove tutto il resto viene in secondo piano. Questo l’avevo intrapreso invece come un viaggio accompagnato da un racconto fotografico anche se per certi posti volevo avere la certezza di portare a casa qualche foto ben fatta. Il meteo tuttavia non è stato proprio clemente e, sebbene il mood cupo può essere considerato un plus, non ho trovato condizioni di luce interessanti come speravo, specialmente in certi luoghi. Ma così è, la natura non si può pianificare.

Arriviamo al parcheggio di Fairy Pools a metà pomeriggio. Siccome avevamo dato un orario di arrivo al B&B di quella notte avevamo pochissimo tempo per visitare quel luogo. Inoltre il telefono non aveva campo ed eravamo impossibilitati ad avvertire di un possibile ritardo.

Il parcheggio pieno di macchine e turisti mi fa già capire tante cose. Troppe volte durante i miei viaggi sono stato deluso nel constatare che luoghi che in foto mi apparivano selvaggi e incontaminati poi si rivelavano Riccione 2.0.

Di Fairy Pools avevo visto foto di una cascata molto fotogenica. Dopo 30 minuti, quasi di corsa in salita, arriviamo a un certo punto e dico a Claudio che forse è meglio tornare indietro. Lui sconsolato mi indica un punto: “Ma guarda che secondo me sono quelle“. Mi giro e vedo un piccolo salto del fiumiciattolo, probabilmente 50/60 cm di altezza. Erano proprio loro. Sono stato ingannato dai miei stessi colleghi fotografi.

La seconda volta devo ammettere. La prima è stata sempre con una cascata, in Islanda, quella famosa che fotografano tutti con dietro il monte Kirkjufell. Anche li una piccola cascatella che da casa appariva assolutamente maestosa e selvaggia poi rivelatasi super accessibile, a 5 minuti dalla strada e alta pochi metri.

Fairy Pools, Skye. La prospettiva è tutto.

Ripartiamo, un pò delusi, alla volta dell’estremo ovest dell’isola, Neist Point. Dato il ritardo decidiamo di proseguire senza fermarci per cena, sicuri che la avremmo trovato qualcosa. Ci sbagliavamo, gli unici due ristoranti erano pieni, gli altri già chiusi.

La nostra host ci grazia con una pizza surgelata, scusandosi perché essendo italiani non ne avremmo sicuramente apprezzato le proprietà organolettiche. Noi minimizziamo, anche perché l’alternativa era il digiuno.

Ci dirigiamo dopo cena verso il faro di Neist Point per il tramonto.

Ovviamente cielo cupo come sempre. Arriviamo mentre tutti i fotografi se ne stavano andando.

Piano piano le nubi si abbassano creando un’atmosfera surreale e spettrale. Claudio fa un giro da solo e quando torna mi dice che ha avuto i brividi e si era commosso a quella vista. Aveva pensato a come le persone vissute secoli fa in quei luoghi abbiano avuto il motivo di creare storie di miti e leggende, draghi e creature marine. E in effetti ha proprio ragione. Le centinaia di gabbiani che popolano il fiordo  riecheggiano all’unisono creando un sottofondo ultra-terrestre, all’orizzonte l’ultima lama di luce crea un’atmosfera paranormale.

Torno verso il faro e inizio a scattare. Non avevo mai visto foto notturne di quel faro col fascio di luce, solitamente erano fatte tutte al tramonto, con l’eccezione di un’ottima fotografia di un giovane italiano, Mirco Tamenghi. La nebbia che era scesa permetteva di vedere i due fasci nitidamente, ero super contento di poterlo immortalare così.

Il buio e la nebbia poco dopo discesero fino a terra riducendo la visibilità a pochi metri. Per fortuna non eravamo lontani dal parcheggio altrimenti sarebbe stato abbastanza problematico tornare.

La mattina dopo ripartiamo volti nei dintorni di Uig, sulla penisola a nord dell’isola di Skye. Da li ci muoveremo per visitare l’area del Quiraing e dello Storr. Dato che quelle due località volgono verso est decidiamo di visitarle all’alba, tuttavia, siccome il nostro B&B distava 40 minuti dallo Storr, decidiamo di dormire in macchina. Il sole difatti sorgeva molto presto in quel periodo, verso le 5 circa, e per raggiungere il viewpoint dello Storr ci andavano 40/60 minuti a piedi. Dormire in due in una 500 è stata un’esperienza non troppo piacevole, soprattutto per Claudio che, non facendo fotografie, avrebbe credo preferito un comodo letto (peraltro già pagato).

Ma tant’è. La sera prima saliamo allo Storr per perlustrare la zona. La blue hour ci regala qualche scatto.

L’alba è stata poco emozionante. Tanto vento e freddo.

La luna piena sullo sfondo poteva essere molto interessante ma dopo 5 minuti è stata coperta dalle nubi senza più ricomparire.

Sull’orizzonte infatti le nubi impedivano al sole di arrivare da noi. Solo più tardi tutto si è illuminato, regalandoci almeno un momento di luce.

La persona sotto lo Storr da la percezione di quanto sia grande quel monolite

Scendiamo alla macchina pronti a due cose: fare colazione e dormire.

Giriamo metà isola ma nulla è aperto fino alle 10, neanche per un caffè. Esausti torniamo in B&B e ci riposiamo. Il pomeriggio esploriamo l’area del Quiraing dove vogliamo recarci la mattina successiva all’alba.
Ore 5.00, suona la sveglia. Claudio, tramite suoni gutturali, mi fa intendere che quest’alba me la dovrò vedere io. Fuori piove. La tentazione di tornare a letto è tanta.

Come in altre occasioni penso che sono li per esplorare e che le situazioni si possono ribaltare  in 10 minuti. Prendo la macchina e vado.

Nebbia, pioggia, vento. Mi inzuppo tutto ma mentre sono li la mia mente mi riporta al viaggio in solitaria che avevo fatto in Islanda.
In quelle condizioni ti chiedi chi o cosa te lo faccia fare, se non avresti fatto meglio a rimanere a letto. Invece è proprio li che ti senti davvero vivo. Quando sei immerso nella natura, letteralmente immerso. E so che sembra una frase fatta, di quelle che dicono i travel blogger influencer wanderer content creator, ma è davvero così. Poi è bellissimo tornare a casa e fare una doccia calda, per carità, ma il prezzo di vivere una vita d’avventura, seppur per poco tempo, è impagabile.

Un piccolo gruppo di pecore si ripara dalla pioggia sotto una grotta

E’ tempo di ripartire. Questa volta per una nuova isola, abbastanza inviolata dal turismo di massa, l’isola di Lewis and Harris.

Un problema con la prenotazione ci ha costretto a prenotare il traghetto di andata e ritorno a meno di 24 ore di distanza. Abbiamo dovuto selezionare poche cose da vedere e non è stato semplice.

Appena arrivati ci siamo diretti alla spiaggia bianca di Luskentyre, una spiaggia che con il sole dev’essere davvero paradisiaca ma che noi, col brutto tempo, abbiamo dovuto elaborare in altra maniera. Ho deciso di usare il drone per effettuare qualche scatto aereo.

“Pensilina”

Da li siamo partiti verso il nostro B&B nel nord dell’isola. Posate le cose andiamo a cena in un posto trovato su Tripadvisor.

Voglio fargli pubblicità perché un posto così non l’ho mai visto e merita essere visitato: Loch Croistean Coffee Shop

Siamo stati accolti da una gentile signora. La sala da pranzo assomigliava più al salotto di una casa elegante e la cucina ad una vera e propria cucina di casa. 3 tavoli rotondi, dei divanetti su cui dei chitarristi suonavano e cantavano meravigliose canzoni folk scozzesi.

La cena è stata deliziosa, certamente la migliore della vacanza. Sarei rimasto tutta sera ad ascoltare quei musicisti ma il viaggio ci chiamava.

Ci dirigiamo dunque verso un luogo mistico e senza tempo: Callanish.

A Callanish sono presenti vari siti risalenti al tardo Neolitico con cerchi composti da monoliti. Noi abbiamo visitato il più conosciuto. La leggenda narra che quelle pietre fossero giganti che non si vollero convertire al cristianesimo.

Mentre ce ne stiamo andando arriva una misteriosa signora con un tamburello in mano. La vediamo in lontananza camminare tra i monoliti, da sola, cantando e battendo il tempo col tamburello.

E’ stato abbastanza inquietante, sia per me che per Claudio. Sarà stata la suggestione data da quell’atmosfera ma ai nostri occhi appariva come una sorta di rituale magico.

La mattina dopo ci svegliamo prestissimo, un traghetto ci riporta sull’isola britannica.

Passiamo tutta la giornata senza fare nulla, piove a dirotto ed è impossibile stare fuori.

La mattina dopo partiamo per un lungo viaggio che ci porterà sulla punta più a nord-est del Regno Unito: Duncansby Head.

Duncansby Head si trova vicino il piccolo paesino di John O’ Groats, tre case e due ristoranti in croce. Da li è possibile spostarsi sulle isole Orcadi, poco più a nord, tramite un traghetto.

Noi ci siamo diretti agli Stacks of Duncansby, un promontorio roccioso a picco sul mare con enormi pinnacoli rocciosi che si ergono dalle acque.

Le rocce del promontorio sono puntinate da miriadi di gabbiani, non ne avevo mai visti tanti insieme.

Dopo aver percorso un tratto lungo il promontorio il tempo si è chiuso e ha iniziato a piovere. Decidiamo di tornare indietro.

Mi cade l’occhio sul promontorio in lontananza, vedo chiaramente il profilo di un volto umano.

Un volto che volge verso Est

Il nostro viaggio volge quasi al termine. Tornando verso Edimburgo ci fermiamo al lago di Lochness per visitare il castello di Urquhart, uno dei più celebri del paese. Visitiamo anche Stirling, famosa per la battaglia che ha reso celebre William Wallace.

A Edimburgo passiamo l’ultimo tramonto sull’Arthur’ Seat, una collina che da l’intera vista sulla città. Un vento pazzesco solleva polvere e sassolini e rende difficile anche solo aprire gli occhi, ma dei raggi di luce incredibili rompono le nubi illuminando alcune parti della città. Quasi come una beffa le condizioni che avrei voluto lungo tutto il viaggio sono arrivate solamente l’ultima sera.

Pace, ci godiamo il momento.